Parrocchia San Michele Arcangelo - Magnago (MI)


VII Incontro Mondiale delle Famiglie - Milano 2012
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Santa Maria

Di una chiesetta di Santa Maria si fa già cenno nel Liber Notitiae Sanctorum Mediolani, scritto nel XIII secolo da Goffredo da Bussero.
Fino al 1504, non ci sono altri documenti autentici ed autografi che provino l’esistenza di un convento e di una chiesetta di Santa Maria ed occorre pertanto affidarsi ai si dice e alle notizie riportate da altri.
Ci piace, ad esempio, credere che in Santa Maria esistesse già un convento di monache di Santa Maria e San Maurizio fin dal 1148, anche se l’unica certezza è che quelle monache possedevano terre in Magnago.
Un documento, citato prima da Puricelli e poi da Muratori, riporta che, il 29 luglio 1148, il papa Eugenio III (pontefice dal 1143 al 1153) emanò una bolla a favore del monastero maggiore di Santa Maria del Circolo (che dal 1137 era chiamato anche di San Maurizio), retto dalla badessa Margherita.
Nel suo privilegio il pontefice descrisse e confermò tutti i beni e i diritti di quelle monache e, nominatamente in Milano, le chiese di Santa Maria al Circolo, di San Pietro in Vigna, di San Quirico e di Santa Valeria; la corte di Rosio, allora detta Aroxium, con due chiese, una di San Nazaro e l’altra di San Pietro; la corte di Cerchiate, allora denominata Circlate; la corte di Prodezza ed il castello d’Orbiate, colle loro pertinenze; oltre a molte altre possessioni in molte terre, parte in Milano, parte d’altri contadi tra cui Magnago.
Il primo documento ufficiale sulla chiesetta ed il monastero di Santa Maria della Misericordia risale solo, come già abbiamo accennato, al 1504.
Nell’archivio del convento dei padri serviti in Milano è conservato un documento, datato 27 ottobre 1504, comprovante l’assegnazione, nello stesso anno, di un convento e di una chiesa, che si suppone preesistessero, col titolo di Santa Maria della Misericordia, nel dominio di Milano. Il duca Francesco Sforza ordinò più tardi l’unione del piccolo convento a quello più grande di Milano.
L’unione si ebbe, per decreto del padre generale dei padri serviti fra’ Agostino Bonucci d’Arezzo, nel 1547.
Dato che quello di Magnago era uno dei più piccoli conventi dell’ordine, Bonucci paventò presto il pericolo che l’esiguità potesse essere causa di vita inosservante o addirittura di corruzione derivante dai problemi economici. L’unione al convento di Milano sembrò perciò il modo più facile per contare su un controllo sistematico.
L’unione era tuttavia già in pratica avvenuta, anche se non ratificata, nel 1530.
Per istanza di Francesco II Sforza, duca di Milano, al convento di Magnago furono assegnati un solo sacerdote ed un frate laico.
Il convento, secondo i documenti dell’epoca, godeva di una vigna che produceva ottimo vino. La chiesetta, annessa al convento, era dedicata a Santa Maria Annunciata e, già allora, non era molto grande pur essendo sufficiente per il numero di fedeli.
L’ordine dei padri servili possedeva, in quegli anni, numerose terre ma, secondo la regola, i fraticelli vivevano in assoluta povertà.
Il 24 ottobre 1580, il convento fu visitato dal padre generale dei serviti fra’ Giacomo Tavanti: della visita è rimasta testimonianza scritta.
Nel 1606 la chiesetta ottenne un legato testamentario da Orazio della Croce, coniugato con Maddalena ed abitante a Magnago.
Nel 1652 papa Innocenzo X decise di chiudere tutti i conventi in cui vivessero pochi religiosi; poiché a Magnago c’erano solo un frate ed un laico, d’età media pari a 47 anni e mezzo, il convento di Santa Maria fu soppresso.
La chiesetta fu invece conservata e affidata ai padri serviti di Milano.
Nel 1672, in un documento autografo del prevosto di Magnago, Ambrogio Ferrario, alla diocesi di Milano, si legge: vi è ancora un’altra chiesa campestre delli padri servi di Milano, con la sua dote e beni, hora affittati et dati in cura al B. S. Balthasar della Croce.
Sappiamo, da riferimenti sui testamenti di vari membri della famiglia della Croce, che in quegli anni nella chiesetta si officiava solo la messa domenicale.
La messa festiva in Santa Maria si celebrò, in onore alla famiglia Croce, fino al 1730, quando i padri serviti di Milano, ritenendo troppo oneroso venire ogni domenica a Magnago, sospesero la funzione riservandosi l’obbligo di celebrare una messa, d’uguale sfarzo e colle stesse intenzioni, nella loro chiesa di Milano.
In Registri di religione (c. 41, p. 11 n. 42), consultabile presso l’Archivio di Stato di Milano, è riportata una nota che afferma che il 23 dicembre 1622 Melchiorre Croce aveva lasciato un legato, rogato da Giulio Cesare Mariani, perché fosse celebrata ogni mercoledì per tutto l’anno, ed in perpetuo, una messa in Santa Maria.
Nel 1688 le messe furono ridotte a 40, per decisione del priore dei serviti Giustiniani, e più tardi, nel 1724, diminuirono ancora, fino a diventare 35 messe lette, da dirsi presso l’Altare privilegiato, per decreto del priore generale Cavalli.
Negli anni seguenti le messe continuarono a diminuire fino a scomparire definitivamente.
Nel 1753 l’oratorio di Santa Maria versava in condizioni assolutamente cattive.
Nel 1779, secondo quanto è riportato in Atti della Santa Chiesa del paese di Magnago dedicata all’Arcangelo Michele e al Santo Martino di Tours, redatti da Melchiorre Cherbi, 1833, per decreto governativo, il monastero di Santa Maria era stato ridotto a cimitero. Le due piccole campane che esistevano nel campanile, per decreto regio, furono traslate, nel 1789, al convento di Milano.

CHI MARIA VUOL SERVIR, VADA AGLI SERVI
INTENDA E VEDA COME LA SI INVOCA;
D’AMOR SUPERNO OGNI MENTE SE INFOCA,
CHI MARIA CHIAMA CON I SENSI E I NERVI.
QUIVI MARIA CUM HONOR SE CHIAMA
QUIVI SE SENTE LE SUE LODI ESPRESSE
QUIVI SE VEDE OGNUNO AD ESSE INTENTO.
QUIVI SE VEDE DI MARIA IL CONVENTO,
L’ORDINE È QUESTO CHE SE STESSA ELESSE
HOR MARIA CHIAMI CHI COL COR L’AMA

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